Il SISTEMA COMPLESSO ADATTIVO della COMUNITÀ UMANA, facente parte dell’ECOSISTEMA del “PIANETA TERRA”, da decine di millenni, travisato per metafisica, spiritualità e NON LOCALISMO.
La teoria di Bohm, anche nota come teoria delle variabili nascoste, cerca di fornire una descrizione deterministica e causale della meccanica quantistica, introducendo variabili nascoste che determinano lo stato delle particelle, inclusa la loro posizione e velocità, anche prima di una misurazione. Questa teoria, sebbene riesca a riprodurre i risultati della meccanica quantistica, implica il non-localismo, ovvero che il comportamento di una particella può essere influenzato istantaneamente dal comportamento di un’altra, anche a grandi distanze.
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Ebbene, già nel 2010, sono stato tra i primi a comprendere che il “non localismo permanente” non esiste, perché è solo temporaneo dato che, dopo pochi minuti, gli stati quantistici si deteriorano per interazione con l’ambiente, specialmente a temperature lontane dallo zero assoluto. Si è riscontrato negli esperimenti di teletrasporto quantistico, e successivamente nei primi tentativi di costruire computer quantistici, in cui ora si stanno studiando materiali speciali per rallentare il deterioramento.
L’entanglement quantistico, una volta deteriorato non si ripristina da solo. Infatti nei computer quantistici si deve ripristinare di volta in volta.
Forse può succedere, che si generi e si ripristini automaticamente nel cervello umano, in cui sembra che siano stati rilevati fenomeni di entanglement quantistico; ma non è il problema che ci interessa esamere in questa esposizione. A noi interessa comprendere se esiste la possibile comunicazione tra cervelli umani, e se abbia una spiegazione su basi rigorosamente scientifiche.
E se questa comunicazione complessa tra gli inconsci umani abbia generato un SISTEMA COMPLESSO ADATTIVO esteso a tutta la comunità umana del pianeta terra (quindi LOCALE del suo ECOSISTEMA, e non esteso ad altri ECOSISTEMI di altri pianeti abitabili, lontani anni luce), la cui vera natura è stata travisata da molte decine di millenni.
Qualcosa di analogo all’inconscio collettivo di Jung (o ai Registri Akashici o all’ottava coscienza buddhista), ma di natura del tutto fisica e non trascendentale.
In alternativa alle teorie di Jung-Pauli e David Bohm, già nel 1977, avevo compreso, da solo, i “sistemi complessi adattivi”, che possono spiegare in termini scientifici e neuroscientifici, i fenomeni che David Bohm e tanti altri volevano spiegare scientificamente. Nel tempo ha avuto sempre più riscontri dalle nuove acquisizioni scientifiche. Ed oggi sono arrivato praticamente alla certezza.
Le basi scientifiche, oltre ai “sistemi complessi adattivi”, sono le “reti neurali” e i meccanismi biologici dell’apprendimento e della memoria, che si traducono in modificazioni dei circuiti neuronali-sinaptici, e che si possono tramandare ai discendenti, per i quali il neuroscienziato Eric Kandel ha preso il premio Nobel nel 2000. Studi sulla lumaca di mare Aplysia e dopo sui topi.
Quindi, nulla di metafisico, spirituale, dualistico cartesiano, olistico del non localismo, variabili nascoste, etc.
Solo basato su queste tre acquisizioni condivise dalla Comunità Scientifica Internazionale.
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Intanto cosa sono i SISTEMI COMPLESSI ADATTIVI?
I Sistemi Complessi Adattivi (SCA) sono sistemi (biologici, sociali, tecnologici) formati da molti agenti che interagiscono localmente, senza controllo centrale, generando dal basso verso l’alto (bottom-up) comportamenti emergenti, non prevedibili dai singoli componenti, che si adattano all’ambiente tramite apprendimento, auto-organizzazione e riorganizzazione, evolvendo nel tempo (es. formicai, cervello, mercati finanziari, Internet).
Caratteristiche chiave
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- Molti agenti: Composti da numerose parti (cellule, persone, nodi) che interagiscono.
- Interazioni non lineari: Le relazioni tra gli agenti sono complesse e non prevedibili.
- Auto-organizzazione (Emergenza): Ordine e complessità emergono dalle interazioni locali, senza un piano centrale.
- Adattamento e Apprendimento: Modificano il comportamento in risposta all’ambiente e alle informazioni, attraverso cicli di apprendimento e riorganizzazione.
- Struttura Gerarchica: Possono avere livelli di organizzazione dove un livello superiore emerge da quello inferiore (es. proteine -> cellule -> tessuti).
- Dinamici e Aperti: Scambiano energia, materia e informazione con l’esterno (sistemi aperti).
- Non prevedibilità: A causa della non-linearità, piccole cause possono avere grandi effetti (effetto farfalla).
Esempi comuni
- Biologici: Ecosistemi, cervello, sistema immunitario, formicaio.
- Sociali: Città, mercati finanziari, gruppi umani.
- Tecnologici: Internet, World Wide Web, reti neurali artificiali.
Importanza
Comprendere i SCA è fondamentale per studiare sistemi che sfidano i modelli scientifici tradizionali (cartesiani), offrendo nuove prospettive in medicina, economia, ecologia e intelligenza artificiale.
Da una sezione della pagina WIKIPEDIA (Sistema complesso), si può leggere:
Auto-organizzazione.
I sistemi complessi adattivi (CAS in inglese) sono sistemi dinamici con capacità di auto-organizzazione composti da un numero elevato di parti interagenti in modo non lineare che danno luogo a comportamenti globali che non possono essere spiegati da una singola legge fisica. Alcuni esempi: comunità di persone interagenti, il traffico, il cervello umano. Il campo della scienza che si occupa di studiare e modellare questi sistemi è detto scienza della complessità.
Questa proprietà è sfruttata in varie applicazioni pratiche, come ad esempio le reti radio militari e i sistemi anti-intrusione delle reti informatiche.
«Un CAS può essere descritto come un instabile aggregato di agenti e connessioni, auto-organizzati per garantirsi l’adattamento. Secondo Holland (1995), un CAS è un sistema che emerge nel tempo in forma coerente, e si adatta ed organizza senza una qualche entità singolare atta a gestirlo o controllarlo deliberatamente. L’adattamento è raggiunto mediante la costante ridefinizione del rapporto tra il sistema e il suo ambiente (co-evoluzione). Il biologo americano Kauffman (2001) sostiene che i sistemi complessi adattativi si muovono in paesaggi adattabili, o elastici, (fitness landscape), in continua deformazione per l’azione congiunta dei sistemi stessi, di altri sistemi, e di elementi esogeni.»
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Un sistema complesso adattativo è un essere umano; o l’ecosistema del pianeta terra; o il SONAR che hanno sviluppato i delfini per adattarsi meglio al loro ambiente, spesso fangoso.
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Ovvero queste tre acquisizioni scientifiche non solo spiegano, come dicono gli scienziati Fritjof Capra e Pierluigi Luisi, tutti i fenomeni biologici classici; ma, AGGIUNGO, da parte mia, anche quelli considerati da sempre metafisici, spirituali o olistici. Vedi video ESPLICATIVO di F. Capra:
https://www.youtube.com/watch?v=b9sTmQqB0zY&t=1s
Esempi, in natura, di SISTEMI COMPLESSI ADATTIVI:
Il “sonar” dei delfini, noto anche come ecolocalizzazione, è un sistema biologico che permette loro di orientarsi e cacciare utilizzando gli ultrasuoni. I delfini emettono suoni ad alta frequenza, chiamati click, che rimbalzano sugli oggetti circostanti e ritornano come eco, fornendo informazioni sulla distanza, dimensione e forma degli oggetti.
Ecco i punti principali:
• Ecolocalizzazione:
I delfini, come altri odontoceti, usano l’ecolocalizzazione per percepire l’ambiente circostante, in particolare in acqua, DOVE LA VISTA È LIMITATA.
• Organo specifico:
L’ecolocalizzazione avviene attraverso un organo specifico nella testa del delfino, composto da un denso osso concavo e una sacca aerea.
• Ultrasuoni:
I delfini emettono suoni ad alta frequenza, chiamati ultrasuoni, che vengono percepiti come eco quando rimbalzano sugli oggetti.
• Applicazioni:
Questa capacità è stata studiata e applicata anche nella progettazione di sonar tecnologici, ad esempio per il rilevamento di oggetti sottomarini.
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Altri esempi di SISTEMI COMPLESSI ADATTIVI :
Il volo degli storni, con le sue spettacolari coreografie, è un fenomeno che affascina e incuriosisce. La motivazione principale di questo comportamento è la difesa dai predatori. Il gruppo coeso, con i suoi movimenti sincronizzati, rende più difficile per i rapaci individuare un singolo uccello da attaccare, e i cambiamenti improvvisi di direzione possono disorientare i predatori.
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Analogo comportamento COLLETTIVO di sistema complesso adattivo, si ha nei banchi di pesci, come le SARDINE, per meglio difendersi dai predatori.
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Ancora il comportamento COLLETTIVO di sistema complesso adattivo, nelle costruzioni degli insetti sociali (api, formiche e termiti), come se emergesse e si auto-organizzasse una COGNIZIONE e REGIA COLLETTIVA, che da’ luogo alle stupefacenti costruzioni di alveari, formicai, e soprattutto termitai.
TERMITAI
Si sollevano come immense fortezze di terra rosso-bruna dalle pianure africane.
Sono i termitai, “i castelli” costruiti delle termiti, insetti sociali come le formiche e le api che danno vita all’opera più grande e complessa costruita da un’unica specie animale sulla terraferma.
I termitai più imponenti sono in gran parte nell’Africa sub-sahariana e possono sfiorare i 7 metri altezza (ma spesso sono molto più bassi, anche a causa dell’erosione) ed estendersi per un paio di metri in profondità.
Facendo le dovute proporzioni con noi uomini, queste strutture sono ben più alte di un grattacielo di 200 piani.
Il costruttore è un insetto lungo meno di un centimetro, un’operaia di termite Macrotermes bellicosus che, con l’aiuto delle compagne, costruisce non una semplice piramide di fango, ma un edificio complesso con migliaia di camere, gallerie di collegamento e un raffinato sistema di “aria condizionata”.
Senza la circolazione forzata dell’aria, infatti, le migliaia di insetti che vi abitano non avrebbero aria a sufficienza, visto che il consumo di ossigeno di una colonia di un milione di individui è simile a quello di una mucca.
Per sbarazzarsi dell’anidride carbonica in eccesso (che in grandi concentrazioni è dannosa) e per controllare la temperatura, le termiti sfruttano la già citata torre, che è attraversata longitudinalmente da un canale centrale e punteggiata da migliaia di microscopici condotti laterali, collegati a camere sotterranee più ampie. L’aria, calda e stagnante dell’interno, va verso l’alto ed esce dal camino attraverso un gran numero di microscopici forellini, ed è rimpiazzata da aria fresca che penetra lateralmente.
Il risultato, oltre al ricircolo di aria, è che il termitaio non si surriscalda e tende ad avere una temperatura costante di 31 °C, ideale per la crescita della colonia. Le operarie, inoltre, riparano ed espandono continuamente la loro fortezza per mantenere la temperatura costante usando il fango come materiale da costruzione. Un buco di una ventina di centimetri viene chiuso in qualche ora.
E nella stagione secca come fanno?
Le termiti vanno a raccogliere il fango nelle falde acquifere, scavando nel sottosuolo per diversi metri. Poi lo mescolano con saliva e feci e ricoprono le gallerie interne per dare più solidità alla struttura.
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In questo quadro concettuale, è altamente probabile, che la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la rabdomanzia, e lo sciamanesimo, si siano sviluppati come SISTEMA COMPLESSO COLLETTIVO ADATTIVO, ai tempi dei cacciatori-raccoglitori, nomadi, che vagavano per territori immensi, in gruppi di massimo trenta unità (gruppi più numerosi non avrebbero consentito di trovare cibo a sufficienza per soddisfare l’intero gruppo).
Da qui, si sono sviluppate, tramite la nascita di speciali reti neuronali, che si possono tramandare ai discendenti:
La telepatia e la chiaroveggenza per comunicare tra i vari gruppi e mantenersi in contatto.
La rabdomanzia per trovare l’acqua.
Lo sciamanesimo per curare anche a distanza.
Si evince principalmente dagli aborigeni australiani, vissuti per oltre cinquantamila anni, isolati dagli altri continenti, e che ancora oggi hanno la più alta percentuale di sensitivi, veggenti, rabdomanti e sciamani. Poi con la civiltà, negli altri popoli, sono molto regredite, ma rimangono allo stato più o meno latente nei cosiddetti SENSITIVI, e si possono riattivare con la pratica e l’allenamento, come tutte le facoltà umane.
Lo hanno constatato molti autori, anche se non hanno compreso esattamente i principi scientifici della comunicazione a distanza.
Per quanto riguarda la rabdomanzia, invece ci sono gli studi del compianto Prof. Emilio del Giudice, e ne parla nella sua ultima intervista.
Verso la fine parla anche delle EMOZIONI, come possibile azione di autoguarigione (teorici miracoli).
Inoltre alla fine del video dice testualmente:
“Vorrei concludere con delle osservazioni a carattere filosofico. Mi ritengo profondamente nel cuore del pensiero razionalista; e qual è il luogo dove un razionalista deve stare? Nel mezzo dell’irrazionale. Che cosa è l’irrazionale? Quello che non si è ancora spiegato. ….. L’irrazionale non è l’impossibile, … è qualcosa che esiste, ma che non si capisce ancora. Però si deve capire, ….. Perciò il razionalista deve studiare l’irrazionale. Non alla luce della possibile truffa come fanno quelli del CICAP, ma alla luce di un fenomeno che non capiamo, e che una volta capito, magari ci rivela degli aspetti meravigliosi della realtà.
Anch’io mi ritengo un RAZIONALISTA come il compianto Prof. Emilio del Giudice.
Questa visione della realtà è oggi in perfetto accordo con i SISTEMI COMPLESSI ADATTIVI (In inglese CAS), facenti parte della nuova branca della fisica teorica, per cui, Giorgio Parisi ha preso il premio Nobel nel 2021.
Come si legge anche su WIKIPEDIA, alla voce “COMPORTAMENTO EMERGENTE della pagina Sistema Complesso“, i SISTEMI COMPLESSI ADATTATIVI sono sistemi il cui comportamento non può essere compreso a partire dal comportamento dei singoli elementi che li compongono in quanto interagenti tra loro: l’interazione tra i singoli elementi determina il comportamento globale dei sistemi e fornisce loro delle proprietà che possono essere completamente estranee agli elementi singoli. Questa proprietà è chiamata comportamento emergente, nel senso che a partire dalle interazioni tra i singoli componenti del sistema emerge un “comportamento globale” non previsto dallo studio delle singole parti.
Ne sono un esempio alcuni programmi per computer che simulano parte del comportamento delle termiti: la singola termite (simulata) compie azioni elementari come muoversi e spostare oggetti in modo quasi casuale; globalmente però le termiti creano dei mucchi di oggetti, senza che questo sia codificato nel loro comportamento singolo. Un altro esempio è il gioco della vita di John Conway. Dal punto di vista strettamente epistemologico tutto ciò conduce ad una visione globale (OLISTICA) dell’analisi dei sistemi a molte componenti che è in aperto contrasto con l’impostazione classica riduzionistica, costituendone allo stesso tempo anche il suo deciso superamento.
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La teoria è stata anche citata nella SITOGRAFIA del Numero 37 (Luglio – Settembre 2016) della rivista universitaria internazionale ILLUMINAZIONI, in merito a SINCRONICITA’, TELEPATIA, CHIAROVEGGENZA e PRECOGNIZIONE, nell’articolo della Dottoressa Arianna VECCHIO (Dottorato di ricerca in Psicologia e Scienza Cognitiva – Università LA SAPIENZA – Roma): “Così lontani così vicini: CONFRONTO TRA JUNG E LE NEUROSCIENZE COGNITIVE”
Questa teoria, infatti, conserva l’intuizione di Jung, Pauli e Bohm sulla COMUNICAZIONE delle MENTI UMANE (specialmente a livello inconscio) anche con il corpo e con l’ambiente esterno.
E, secondo le ultime scoperte delle neuroscienze, questa teoria, ora rinominata “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI” si può spiegare come EMERGENZA e AUTO-ORGANIZZAZIONE dei SISTEMI COMPLESSI, in ARCHITETTURE FRATTALI delle reti neuronali del cervello, in interazione neurale con gli altri inconsci umani (interazione mente-mente), in interazione con tutto l’organismo (interazione mente-corpo) e in interazione con l’ambiente (interazione mente-materia).
Anche il famoso fisico F, Capra, autore del bestseller del 1975 “Il Tao della Fisica”, in base agli studi più recenti, afferma che la vita si basa sulle RETI e sui sistemi complessi. Alcuni suoi video:
Fritjof Capra – Una nuova concezione della vita e le reti.
La vita è eco-sistemica. Dialogo con Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi.
Fritjof Capra – La rete della vita.
E questo spiegherebbe i vari FENOMENI sia di telepatia (e chiaroveggenza e precognizione), sia di telecinesi (APPORTI) e sia di materializzazioni temporanee (ivi comprese materializzazioni, da parte di medium e canalizzatori, di presunti spiriti, alieni, angeli, demoni o altre Entità), cosiddetti mistici; e tanto altro.
Se esiste UN PROGETTO INTELLIGENTE DI DIO, osservando la NATURA, è quello di aver PROGETTATO L’UNIVERSO facendolo evolvere in base a queste tre CARATTERISTICHE PRINCIPALI:
- Emergenza e auto-organizzazione dei SISTEMI COMPLESSI ADATTATIVI.
- Architetture FRATTALI che si ripetono su scale diverse.
- Reti neurali per gli ORGANISMI BIOLOGICI (il cui modello oggi é utilizzato per la MODERNA INTELLIGENZA ARTIFICIALE GENERATIVA).
Per questo, molto probabilmente, i FENOMENI che producevano, come la stessa vita biologica, la COGNIZIONE dei batteri monocellulari e la stessa COSCIENZA umana, in passato venivano interpretati come qualcosa di SPIRITUALE. Erano caratteristiche non appartenenti “al senso comune” o meglio “controintuitive”, e apparivano, giustamente, di natura quasi divina. E sono in realtà, indirettamente, di natura divina perchè sono, quasi sicuramente, le caratteristiche principali del PROGETTO INTELLIGENTE DI DIO.
Tutte le altre teorie basate sul NON LOCALISMO PERMANENTE di David Bohm e sull’entanglement quantistico permanente di Jung-Pauli, sono state ABBANDONATE dagli stessi OLISTI dell’Enciclopedia Olistica cofinanziata da diverse università e dalla Comunità Europea.
Realisticamente, queste facoltà mentali, come si evince dallo studio degli aborigeni australiani, vissuti per oltre cinquantamila anni isolati dagli altri continenti e che sono ancora il popolo con la maggiore percentuale di sciamani, sensitivi, veggenti, guaritori e rabdomanti, sono nate al tempo dei cacciatori-raccoglitori, con la nascita di nuovi circuiti neuronali-sinaptici, per adattamento all’ambiente di quel tempo, ma poi regredite nei popoli più civilizzati, e rimangono per eredità filogenetiche solo in pochi individui. Si possono, però risvegliare e aumentare con la pratica, facendo nascere nel cervello altri circuiti neuronali-sinaptici.
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Oltre la conferma delle testimonianze degli psicoanalisti sui racconti dei loro pazienti dopo la vistita dei luoghi della loro infanzia, di cui all’articolo LA SITUAZIONE del 2001 della rivista “Scienza e Psicoanalisi” una delle tante conferme viene da questo recente articolo scientifico:
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Il mistero di come i neuroni controllano il cervello è stato finalmente risolto.
Nuova scoperta svela come il cervello bilancia individualità e lavoro di squadra, rivelando un principio universale di efficienza e adattabilità presente in diverse specie.
Pubblicato il 10 Novembre 2024
Il cervello umano, frutto di milioni di anni di evoluzione, è un modello di efficienza e adattabilità. Tuttavia, nonostante decenni di ricerche, il modo in cui il cervello riesca a bilanciare l’attività dei neuroni per rispondere a un ambiente in costante mutamento è sempre stato un mistero.
Un nuovo studio pubblicato su Cell ha svelato un meccanismo sorprendentemente semplice: i neuroni dedicano circa metà del loro sforzo ai propri compiti specifici e l’altra metà alla cooperazione con altre cellule, formando reti più ampie. Questo principio è stato osservato in cinque specie diverse — dai moscerini della frutta ai pesci zebra, dai topi fino ai primati — dimostrando che si tratta di un principio universale, radicato nell’evoluzione per oltre un miliardo di anni.
Come funziona questo equilibrio nel cervello?
Grazie alle nuove tecniche di imaging del calcio, i ricercatori sono ora in grado di osservare l’attività di decine di migliaia di neuroni simultaneamente, scoprendo che il cervello si organizza secondo una gerarchia frattale. Ogni scala di questa struttura rispecchia quella inferiore e quella superiore, creando una rete che ottimizza il flusso di informazioni. In altre parole, il cervello bilancia l’efficienza individuale e il lavoro di squadra, garantendo flessibilità e adattabilità anche in situazioni impreviste.
Una lezione per il nostro mondo moderno
Questa scoperta va oltre la neuroscienza: offre un modello per qualsiasi SISTEMA COMPLESSO, dai processi aziendali alle reti informatiche. La capacità di bilanciare compiti individuali e cooperazione è alla base della resilienza e dell’efficienza. Proprio come il cervello, le organizzazioni più efficaci sono quelle in cui i singoli possono agire rapidamente e in modo indipendente, ma sempre sostenuti dal lavoro di squadra.
Come diceva Michael Jordan: “Il talento fa vincere le partite, ma il lavoro di squadra e l’intelligenza fanno vincere i campionati”.
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Di conseguenza, cos’è la “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI“?
Il cervello umano ha una architettura FRATTALE, ovvero su più livelli, di “reti neuronali”. Ogni singola rete neurale equivale a un SISTEMA COMPLESSO.
La “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI” è “la RETE NEURALE FRATTALE di livello (scala) immediatamente superiore a quella dei singoli cervelli umani”. Quindi è un SISTEMA COMPLESSO di livello (scala) superiore ai singoli INCONSCI umani, in analogia alle interazioni collettive nel volo degli storni (o dei piccioni) del premio nobel del 2021 Giorgio Parisi.
Ma anche nella “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI” si formano in continuazione e in modo temporaneo, e in architettura frattale, nuove reti neurali che interessano non tutti gli inconsci umani contemporaneamente, ma solo una parte (spiegando le credenze e i fenomeni nelle varie religioni e culti esoterici).
Per cui è perfettamente in linea con l’architettura frattale di tutti i sistemi complessi biologici esistenti in natura.
Ovvero NON INTRODUCE NESSUN NUOVO TIPO di FENOMENOLOGIA, non esistente già in natura, come in altre teorie. Per questo è decisamente più realistica delle altre, come quelle già sconfessate di David Bohm e di Jung-Pauli e tutte le teorie da loro derivate.
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Inoltre, una RETE NEURALE, come una super-intelligenza collettiva, potrebbe, ad esempio, fare predizioni del futuro, in base alle informazioni e alle intenzioni dei singoli uomini; per poi essere lette da singoli sensitivi, che la usino come se interrogassero una MODERNA INTELLIGENZA ARTIFICIALE GENERATIVA; e NON SOLO, visto che ogni inconscio interagisce col suo ambiente (quindi effetti sincronici, etc.).
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Il sistema frattale su più livelli di reti neurali di sistemi complessi è decisamente LOCALE, perché le INTERAZIONI tra i vari componenti di ogni rete neurale devono avvenire a velocità non superiori a quella della luce; e per questo anche l’intera “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI” è un sistema complesso LOCALE di un singolo pianeta (e suoi immediati dintorni) come la TERRA. In un altro pianeta abitabile di un’altro sistema stellare potrà nascere, in teoria, un’altra rete degli inconsci di esseri evoluti con coscienza, ma non comunicante in tempo reale col nostro pianeta, visto che non ci possono essere NODI biologici (ricetrasmittenti) tra pianeti lontani anni luce.
Da qui anche le teorie di Jung-Pauli, estese a livello universale, sono FALSE e definitivamente sconfessate. La teoria della “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI”, però, può essere una valida alternativa e giustificare molte intuizioni, anche se non tutte e non con la stessa spiegazione scientifica, di Carl Gustav Jung, come i teorici archetipi, il teorico inconscio collettivo e i fenomeni ritenuti sincronici.
Una delle cose più sorprenenti é che questa teoria della “RETE NEURALE DEGLI INCONSCI” non è stata concepita da una COSCIENZA UMANA (ovvero non é frutto, come le altre, di intuizioni, riflessioni, studi, indagini, sperimentazioni), quindi non è nemmeno mia; ma mi è pervenuta in un sogno REM nel lontano 1977, quando nemmeno esisteva la rete internet, la conoscenza delle reti neurali, e i sistemi complessi erano quasi sconosciuti.
Gli studi e i riscontri li ho fatti e trovati dopo in molteplici campi dello scibile, ricevendo sempre maggiori conferme.
Ed è stata più che profetica, perchè già prevedeva che il NON LOCALISMO PERMANENTE sarebbe stato sconfessato (come poi è avvenuto nel 2010), oltre che anticipare molte scoperte scientifiche, alcune delle quali molto recenti.
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Comprendere la RETE DEGLI INCONSCI
PREMESSA.
In molti organismi viventi pluricellulari sono presenti complesse organizzazioni di cellule nervose, con compiti di riconoscimento delle configurazioni assunte dall’ambiente esterno, memorizzazione e reazione agli stimoli provenienti dallo stesso.
Il cervello umano rappresenta probabilmente il più mirabile frutto dell’evoluzione per le sue capacità di elaborare informazioni. Al fine di compiere tali operazioni di reazione agli stimoli esterni, le reti biologiche si servono di un numero imponente di semplici elementi computazionali (neuroni) fittamente interconnessi in modo da variare la loro configurazione in risposta agli stimoli esterni: in questo senso può parlarsi di apprendimento ed i modelli artificiali cercano di catturare questo tratto distintivo della biologia.
Una rete neurale descrive una popolazione di neuroni fisicamente interconnessi tra loro, o un gruppo di neuroni cui diversi fattori di produzione o di segnalazione definiscono un circuito riconoscibile. Invece, un circuito neurale è un ente funzionale di neuroni interconnessi che si influenzano a vicenda (simile a quello di un loop di un controllo in cibernetica).
ORGANISMI AUTOPOIETICI DI TERZO TIPO
Gli organimi biologici pluricellulari, secondo la classificazione dei neuroscienziati Maturana e Varela, sono ORGANISMI AUTOPOIETICI di SECONDO TIPO, mentre un organismo biologico monocellulare è classificato come ORGANISMO AUTOPOIETICO di PRIMO TIPO.
Gli ORGANISMI AUTOPOIETICI di TERZO TIPO sono le COLONIE DI INSETTI SOCIALI (api, formiche e termiti) e le COLONIE DI BATTERI, in cui nasce per EMERGENZA ed AUTO-ORGANIZZAZIONE dei SISTEMI COMPLESSI una COGNIZIONE e una INTELLIGENZA COLLETTIVA; ma come ha dimostrato il premio Nobel Giorgio Parisi, la stessa auto-organizazzione collettiva (di SISTEMA COMPLESSO) si può riscontrare nel COMPORTAMENTO COLLETTIVO del VOLO degli STORNI, dei PICCIONI, e in un BANCO di PESCI, se vengono attaccati da un predatore; Etc.
RETE NEURALE DEGLI INCONSCI DEI VIVENTI
Carl Gustav Jung, dopo l’incontro con il premio Nobel Wolfang Pauli, che gli spiegò l’entanglement quantistico ritenuto, fino al 2010, ERRONEAMENTE PERMANENTE, teorizzò il SUO INCONSCIO COLLETTIVO e gli EFFETTI SINCRONICI. Ovvero aveva intuito la RETE NEURALE degli INCONSCI, ma ne aveva TRAVISATO il funzonamento, estendendone il concetto a tutte le particelle dell’universo, e non REALISTICAMENTE all’INTERCONNESSIONE TELEPATICA LOCALE di un SINGOLO PIANETA come la TERRA.
In realtà tutti gli inconsci umani si comportano come un ORGANISMO AUTOPOIETICO di TERZO TIPO, come sopra descritto, all’interno del quale nascono, in modo più o meno temporaneo, una infinità di RETI NEURALI (connessioni tra gruppi più o meno estesi di singoli inconsci umani) con FUNZIONI di riconoscimento delle configurazioni assunte tra i vari inconsci, dell’ambiente esterno, memorizzazione e reazione agli stimoli provenienti dallo stesso, come descritto nella PREMESSA.
Ovvero avviene qualcosa di similare a quello che avviene in un singolo cervello umano costituito da circa 86 miliardi di NEURONI, collegati con trilioni di SINAPSI, ma su SCALA più grande, a livello COLLETTIVO di tutti gli inconsci umani.
Questa attività COLLETTIVA e COMPLESSA dell’interconnessione di tutti gli INCONSCI UMANI, e ognuno con il suo AMBIENTE, è stata travisata nei millenni come un QUALCOSA DI SPIRITUALE, ma che può spiegare tutti i FENOMENI RITENUTI MISTICI, in termini scientifici e neuroscientifici.
In sintesi, questi sono i concetti ricevuti nel mio SOGNO REM del 1977, e spiega anche il perchè ognuno interpreta la REALTA’ in modo diverso, tanto che sono nate centinaia di religioni, teosofie, filosofie e culti esoterici tutti diversi.
Vedi l’articolo esplicativo di “LE SCIENZE Gli uccelli sono atomi volanti?”
Gli uccelli sono atomi volanti?
Fonte: SISSA/IOP

I sistemi fisici e quelli biologici sono diversi. O no? Un nuovo studio su JSTAT mostra che le somiglianze potrebbero essere di più di quanto crediamo
Un gruppo di persone o uno stormo di uccelli hanno caratteristiche diverse rispetto agli atomi in un materiale, ma quando si tratta di movimento collettivo, le differenze contano meno di quanto si possa pensare. Possiamo provare a prevedere il comportamento di esseri umani, uccelli o cellule basandoci sugli stessi principi che usiamo per le particelle. Questo è il risultato di un nuovo studio condotto da un team internazionale che include la collaborazione del MIT di Boston e del CNRS in Francia pubblicato sul Journal of Statistical Mechanics: Theory and Experiment (JSTAT).
Lo studio, basato sulla fisica dei materiali, ha simulato le condizioni che causano un passaggio improvviso da uno stato disordinato a uno coordinato in “agenti autopropulsi” (come quelli biologici).
“In un certo senso, gli uccelli sono atomi volanti”, spiega uno degli autori della ricerca, Julien Tailleur di MIT Biophysics,. “Può sembrare strano, ma una delle nostre principali scoperte è stata capire che il modo in cui si muove una folla a piedi o uno stormo di uccelli in volo condivide molte somiglianze con i sistemi fisici delle particelle”. Come spiega Tailleur, nel campo degli studi sul movimento collettivo si è sempre pensato che esistesse una differenza qualitativa tra particelle (atomi e molecole) ed elementi biologici (cellule, ma anche interi organismi in gruppo). Si credeva soprattutto che il passaggio da un tipo di movimento a un altro (per esempio, dal caos a un flusso ordinato, noto come transizione di fase) fosse completamente diverso.
In questo caso la differenza cruciale per i fisici ha a che fare con il concetto di distanza. Le particelle che si muovono in uno spazio con molte altre particelle si influenzano principalmente in base alla loro distanza reciproca. Per gli elementi biologici, tuttavia, la distanza assoluta è meno importante. “Prendiamo un piccione che vola in uno stormo: ciò che conta per lui non sono tanto tutti i piccioni più vicini, quanto quelli che può vedere”. Inoltre, secondo la letteratura, tra quelli che può vedere, può tenere traccia solo di un numero finito, a causa dei suoi limiti cognitivi. Il piccione, nel gergo dei fisici, si trova in una “relazione topologica” con altri piccioni: due uccelli potrebbero essere a una distanza fisica piuttosto grande, ma se sono nello stesso spazio visibile, sono in contatto reciproco e si influenzano a vicenda.
Si è a lungo creduto che per quel che riguarda l’emergere del movimento collettivo questo tipo di differenza portasse a uno scenario completamente diverso. “Il nostro studio, tuttavia, suggerisce che questa non è una differenza cruciale”, continua Tailleur. “Ovviamente, se volessimo analizzare il comportamento di un vero uccello, ci sono molte altre complessità che non sono incluse nel nostro modello. Il nostro campo di ricerca segue un consiglio attribuito a Einstein, ovvero che se vuoi capire un fenomeno, devi renderlo ‘il più semplice possibile, ma non massimamente semplice’. Non il più semplice in assoluto, ma quello che rimuove tutta la complessità che non è rilevante per il problema. Nel caso specifico del nostro studio, ciò significa che la differenza che esiste realmente – tra distanza fisica e relazione topologica – non altera la natura della transizione al movimento collettivo”.
Il modello utilizzato da Tailleur e colleghi è ispirato al comportamento dei materiali ferromagnetici. Questi materiali hanno, come suggerisce il nome, proprietà magnetiche. Ad alte temperature o bassa densità, gli spin (semplificando: la direzione del momento magnetico associato agli elettroni) sono orientati in modo casuale a causa delle grandi fluttuazioni termiche e sono quindi disordinati. Tuttavia, a basse temperature e alta densità, le interazioni tra gli spin dominano le fluttuazioni e emerge un orientamento globale degli spin (si possono immaginare come tante piccole bussole allineate).
“Il mio collega Hugues Chaté vent’anni fa si è reso conto che, se gli spin si muovessero nella direzione in cui puntano, si ordinerebbero attraverso una transizione di fase discontinua, con la comparsa improvvisa di grandi gruppi di spin che si muovono insieme, molto simili a stormi di uccelli nel cielo”, dice Tailleur. Tutto questo è molto diverso da quanto accade in un ferromagnete passivo, dove l’emergere dell’ordine avviene gradualmente. Fino a poco tempo fa, i fisici credevano che i modelli ispirati alla biologia in cui le particelle si allineano con i loro “vicini topologici” avrebbero sperimentato anch’essi una transizione continua. Nel modello utilizzato nello studio, Tailleur e colleghi hanno dimostrato che, invece, si osserva una transizione discontinua, anche se si utilizza la relazione topologica invece della distanza, e che questo scenario dovrebbe applicarsi a tutti i modelli simili. “Entro certi limiti, i dettagli su come ci si allinea sono irrilevanti”, spiega Tailleur, “e il nostro lavoro dimostra che questo tipo di transizione dovrebbe essere generico”.
Un’altra scoperta è che nel modello utilizzato si formano flussi stratificati all’interno del gruppo più grande, il che è simile a quello che osserviamo anche nella realtà: è raro che una massa di persone si muova tutta insieme in una direzione; piuttosto, vediamo al suo interno il movimento di gruppi finiti, flussi distinguibili che seguono traiettorie leggermente diverse. Questi modelli statistici, basati sulla fisica delle particelle, possono quindi aiutarci a comprendere anche il movimento collettivo biologico, conclude Tailleur. “La strada per comprendere il movimento collettivo come lo vediamo in biologia – e utilizzarlo per progettare nuovi materiali – è ancora lunga, ma stiamo facendo progressi!”
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Genesi teoria
Motivazione del perché nel 1977 ho fatto, prima degli altri, il sogno REM rivelatore del “concetto di RETE NEURALE DEGLI INCONSCI”. Un concetto che prima non poteva essere noto ad alcun essere umano.
In base alle ultime scoperte sulla continua nascita di nuove reti neuronali nel cervello, in conseguenza di nuove esperienze (a partire dagli studi del premio Nobel del 2000 Eric Kandel), la motivazione della mia concezione nel 1977 della RETE NEURALE DEGLI INCONSCI, dopo decine di millenni di teorie spirituali, metafisiche e olistiche, che hanno tentato di dare una spiegazione realistica ai fenomeni cosiddetti MISTICI, esoterici o paranormali, molto probabilmente, è proprio dovuta alla mia predisposizione genetica delle reti neuronali-sinaptiche ereditate dalla mia famiglia paterna.
Mia nonna paterna era ritenuta, infatti, una brava VEGGENTE e una SCIAMANA, e sempre nella mia famiglia paterna, in molti suoi componenti, vi è una predisposizione per la matematica e per le materie scientifiche.
Anch’io ho spiccate facoltà telepatiche mentali da SENSITIVO e sono laureato a pieni voti, nel 1975, in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, con esame di stato per l’abilitazione conseguito nel Febbraio 1976, unico candidato di quella sessione di esami su trecento, con il massimo punteggio, ovvero 180/180.
Da qui doveva esistere dalla mia nascita la predisposizione delle adeguate reti neuronali-sinaptiche, che mi permisero a soli dieci anni di comprendere, autonomamente, i sistemi complessi biologici, osservando lo stupefacente comportamento di una colonia di formiche, da cui avevo prelevato un paio di decine di individui, e liberate dopo un paio di giorni nei pressi dello stesso formicaio. Vennero, incredibilmente, sterminate dalle consorelle rimaste nella comunità del formicaio (un sistema complesso biologico, che interagisce tramite una rete neurale, con una cognizione ed intelligenza collettiva). Vedi articolo del BLOG.
Questa comprensione dei sistemi complessi biologici, a soli dieci anni, ha fatto nascere nel tempo nuove ed adeguate ulteriori reti neuronali-sinaptiche. ANCHE IN QUESTO CASO SI TRATTA DI SISTEMA COMPLESSO ADATTIVO.
Inoltre dal 1970 al 1975, per frequentare il politecnico di Torino, ho abitato in una pensione per studenti in via San Secondo, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla casa, in via Silvio Pellico, in cui abitava Gustavo Adolfo Rol. Molto probabilmente il mio inconscio ha appreso telepaticamente dal suo la convinzione che tutti i fenomeni ritenuti mistici dovevano avere una spiegazione scientifica. Nulla di soprannaturale.
Così nel 1977, quando mi è sorto il dubbio di come potesse funzionare la TELEPATIA, in seguito a un racconto del mio amico e socio Nunzio, il mio inconscio, che già possedeva le adeguate reti neuronali-sinaptiche, si è comportato come un moderno “motore di ricerca sul web” per leggere nelle mente di molti ricercatori e scienziati che si stavano occupando di sistemi complessi biologici, elaborando la teoria della RETE NEURALE DEGLI INCONSCI, facendola arrivare alla mia coscienza tramite un sogno REM. In pratica, la RETE DEGLI INCONSCI si era rivelata a una coscienza umana in termini scientifici, e non spirituali.
